Varese, ecco i biologi vaccinatori


Esercito di 550 professionisti pronto a fare le punture negli hub

A sinistra Rudy Rossetto, vice delegato dell’Ordine dei biologi, all’hub della Schiranna (foto redazione)
Per primi, in Lombardia, saranno gli hub vaccinali dell’Ats Insubria a ingaggiare i biologi come vaccinatori.

Pronti per scendere in campo sono in circa 550, solo nel territorio dell’Asst Sette Laghi e della Valle Olona. Un contributo importante per dare respiro ai tanti medici e infermieri impegnati sul fronte vaccinale da mesi e che non potranno darsi il cambio in eterno nei vari centri per le punture anti-Covid.

Corso teorico e corso pratico, tante altre adesioni da raccogliere in Lombardia, dove i biologi sono 5.500, ma il patto con la sanità lombarda è decollato. Una battaglia portata avanti dai delegati regionali dell’Ordine nazionale dei biologi e che ha ottenuto attenzione a livello lombardo prima con l’approvazione della mozione, votata all’unanimità (prima firmataria Barbara Mazzali, di Fratelli d’Italia) da parte del consiglio regionale e grazie all’impegno del presidente della commissione terza Sanità, il varesino Emanuele Monti, che ha voluto proprio nel territorio varesino il decollo dell’iniziativa. Il progetto, nel frattempo, ha ottenuto i lasciapassare indispensabili a livello nazionale, con la sigla di un protocollo di intesa. A inoculare le dosi partiranno dunque i lombardi con i biologici di altre tre regioni. «Abbiamo già ricevuto segnalazioni di colleghi di altre zone dove ancora la possibilità di diventare vaccinatori non è operativa, che addirittura chiedono di potersi spostare – spiega Rudy Alexander Rossetto, vicedelegeato regionale dell’Ordine nazionale dei biologi che ha «portato a casa» l’accordo con il lavoro condotto in tandem con il delegato regionale e presidente nazionale dell’Ordine, Vincenzo D’Anna. «È stata una operazione non semplice e non veloce ma ora tutte le istituzioni hanno compreso quale contributo possano dare i biologi, che sono a tutti gli effetti figure sanitarie».

«Un’altra battaglia che vogliamo condurre è rivolta alla possibilità di fare prelievi capillari venosi – prosegue Rossetto -, passaggio già approvato dalla Regione Lombardia nel luglio 2019, e che ora speriamo si sblocchi e possa portarci a fare i prelievi, così come le inoculazioni per i vaccini».

Il vice delegato Rossetto sottolinea «la collaborazione massima» con la Regione ma non nasconde la fatica nel raggiungere il risultato che di fatto sdogana l’immagine del biologo sempre e solo rinchiuso in laboratorio o concentrato sui tamponi.

Immagine che i grandi risultati raggiunti sul fronte della battaglia al coronavirus hanno contribuito a modificare.

Barbara Zanetti

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